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Presentazione:

Dal 1998 è pubblicato annualmente in Campania il Rapporto sulla Natalità, basato sui certificati di assistenza al parto (CedAP), obbligatoriamente compilati per ogni parto.
Il sistema è ormai a regime e copre il 98% dei nati. Gli operatori impegnati nella sorveglianza perinatale, nei centri nascita, nei SEP, nell’Osservatorio Epidemiologico e nel Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università degli studi di Napoli “Federico II”, sono sempre più motivati a far bene questo lavoro, che ritengono sia utile e necessario per affrontare e risolvere i problemi del settore perinatale.
Di seguito ne sottolineiamo alcuni.
Dalla metà degli anni ’90 assistiamo nelle regioni meridionali, compresa la Campania, a una progressiva diminuzione del numero di nati, in controtendenza con le regioni centrosettentrionali dove la natalità è in ripresa, anche per il consistente apporto dei nati da immigrati.
È un traguardo positivo di sanità pubblica il fatto che le gestanti ricevano controlli prenatali, ma la sovraesposizione ad essi medicalizza un evento fisiologico, con conseguente spreco di risorse e dipendenza psicologica delle gestanti.
I centri nascita sono eccessivamente numerosi e sono mal distribuiti. Gran parte dei posti di terapia intensiva neonatale e dei centri per l’assistenza alle gravidanze ad alto rischio sono concentrati nel capoluogo.
Nell’ultimo decennio i tassi di mortalità infantile sono nettamente diminuiti, per il miglioramento delle condizioni di vita e dell’assistenza, ma sono ancora superiori a quelli registrati nelle aree a maggior sviluppo e con un’organizzazione regionalizzata del settore perinatale.
Ancora troppi neonati subiscono un trasferimento evitabile sia perché nascono in centri non idonei ad assisterli, sia perché alcuni centri nascita di 3° livello hanno carenza di posti letto.
Il taglio cesareo, da intervento salvavita è diventato la modalità più frequente di parto con conseguenti danni all’economia regionale e possibili danni iatrogeni alle madri e ai neonati, come documentato da una vasta letteratura medica.
Ancora non è diffusa nei centri nascita la diagnostica esaustiva del nato-morto e non è possibile individuare le cause delle morti fetali tardive: i genitori dei nati morti non possono sapere perché hanno perso quel bambino e se l’evento si ripeterà.
Infine l’analisi fornisce informazioni puntuali e aggiornate sui miglioramenti ottenuti e sulle aree e i gruppi in cui si concentra il rischio perinatale. Sulla base delle informazioni disponibili potranno essere realizzati i necessari interventi a tutela della salute materno-infantile e nel contempo si otterrà anche un contenimento della spesa sanitaria.

MARIA TRIASSI*

* Professore Ordinario di Igiene Generale ed Applicata

Direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica

Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II